Il gruppo e il singolo (approfondimento)

Uno dei principi fondamentali dello psicodramma è che l’individuo non può essere compreso separatamente dalle relazioni nelle quali vive. Ogni persona nasce, cresce e costruisce la propria identità all’interno di gruppi: la famiglia, la scuola, il lavoro, le amicizie, la comunità. La dimensione gruppale non rappresenta semplicemente il contesto dell’esperienza umana, ma uno degli elementi che contribuiscono a formare la personalità.

AIPsiM Incontro di primavera 2011

Questa prospettiva accomuna il pensiero di Moreno ad altri importanti autori della psicologia dei gruppi, pur mantenendo una propria originalità. Se Bion mette in evidenza come l’appartenenza al gruppo costituisca una condizione naturale dell’essere umano e Foulkes considera il gruppo il luogo privilegiato per comprendere la personalità individuale, Moreno compie un passo ulteriore: trasforma il gruppo in uno strumento attivo di cambiamento. Il gruppo non è soltanto l’ambiente nel quale osservare l’individuo, ma il principale motore della sua evoluzione.

Nel gruppo di psicodramma ogni partecipante porta la propria storia, ma diventa anche parte della storia degli altri. Attraverso l’azione scenica, l’inversione di ruolo, la partecipazione come Io ausiliario e la condivisione finale, ciascuno sperimenta emozioni e punti di vista che vanno oltre la propria esperienza personale. Il gruppo diventa così un moltiplicatore di apprendimento: ogni scena appartiene al protagonista, ma produce risonanze che coinvolgono tutti i partecipanti.

Questa dinamica si comprende meglio attraverso il concetto di atomo sociale, con il quale Moreno descrive la rete di relazioni significative che caratterizza ogni individuo. Ognuno appartiene contemporaneamente a molteplici gruppi e porta con sé le esperienze maturate al loro interno. Le relazioni vissute nella famiglia, nella scuola, nel lavoro o nella comunità continuano infatti a influenzare il modo di percepire sé stessi e gli altri, costituendo quella trama relazionale che accompagna l’intero sviluppo della persona.

Perché il gruppo possa diventare uno spazio di crescita sono necessarie alcune condizioni fondamentali. La prima è la sospensione del giudizio, intesa come rispetto della verità soggettiva di ciascun partecipante. La seconda è la circolarità, che garantisce pari dignità e possibilità di espressione a tutti i membri del gruppo, indipendentemente dal ruolo ricoperto nella vita quotidiana. La terza è la riservatezza, che tutela quanto viene condiviso all’interno del setting e rende possibile un clima di fiducia e sicurezza.

La grande madre, Gabriella Goffi. Psicodramma a più Voci 2012

All’interno di questa cornice il gruppo sviluppa due funzioni essenziali. Da un lato offre contenimento, sostegno e riconoscimento emotivo; dall’altro agisce come uno specchio capace di restituire al singolo gli effetti del proprio modo di essere e di relazionarsi. Attraverso il confronto con gli altri, la persona può osservare aspetti di sé che difficilmente riuscirebbe a cogliere da sola.

Quando il gruppo sceglie il protagonista della scena, la decisione non avviene casualmente. La scelta sociometrica individua quella persona che, in quel momento, rappresenta in modo più significativo il tema emotivo condiviso dal gruppo. Il protagonista porta una storia personale, ma nello stesso tempo diventa il rappresentante di vissuti che appartengono, in forme diverse, anche agli altri partecipanti. Per questo motivo la scena non riguarda mai esclusivamente il singolo: ogni esperienza individuale contiene elementi universali nei quali il gruppo può riconoscersi.

La rappresentazione psicodrammatica non si limita a riprodurre eventi realmente accaduti. Attraverso l’azione scenica diventa possibile esplorare ciò che è rimasto inesprimibile, modificare punti di vista, sperimentare ruoli nuovi e costruire significati differenti. Il cambiamento non nasce dalla semplice espressione emotiva, ma dall’integrazione dell’esperienza.

In questa prospettiva anche la catarsi assume un significato particolare. L’espressione delle emozioni rappresenta un momento importante del processo, ma non ne costituisce il fine. Moreno parla di catarsi integrativa per indicare quella fase nella quale l’esperienza viene riorganizzata, trovando un nuovo equilibrio all’interno della storia personale. Non si tratta soltanto di liberare emozioni, ma di attribuire loro un significato diverso e più funzionale.

Al termine della scena il gruppo partecipa allo sharing, condividendo risonanze, ricordi ed emozioni nate dall’esperienza appena vissuta. Nessuno interpreta il protagonista né offre consigli; ciascuno restituisce semplicemente ciò che la scena ha suscitato in sé. Attraverso questa condivisione emerge uno dei principali fattori terapeutici del gruppo: la scoperta che i propri vissuti non sono un’esperienza isolata, ma appartengono anche ad altre persone. Da questa consapevolezza nascono senso di appartenenza, speranza e solidarietà.

Il gruppo di psicodramma è quindi molto più di un insieme di individui riuniti nello stesso luogo. È uno spazio relazionale nel quale ogni persona può riconoscersi negli altri, sperimentare nuovi ruoli, trasformare la propria esperienza e contribuire, nello stesso tempo, al cambiamento dell’intero gruppo. In questa continua reciprocità tra individuo e collettività risiede uno degli aspetti più originali e fecondi del pensiero di Moreno.

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