Antonio Zanardo

Formatore, supervisore e consulente

Da oltre trent’anni progetta e conduce percorsi di formazione, supervisione e sviluppo organizzativo, utilizzando metodologie esperienziali e di azione.

Ha maturato una lunga esperienza nella conduzione dei gruppi, nella supervisione delle équipe e nella gestione delle dinamiche relazionali in contesti socio-sanitari, educativi e terapeutico-riabilitativi.

Dal 1998 è didatta in psicodramma e metodologie attive presso il Centro Studi di Psicodramma e Metodi Attivi di Milano e, dal 2020, è docente presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Psicodrammatica di Brescia.

Nel corso degli anni ha collaborato con servizi, cooperative, enti e organizzazioni occupandosi di formazione, supervisione e consulenza, in ambito sociale, educativo, terapeutico-riabilitativo e aziendale.

Formazione

  • Laurea in Scienze dell’Educazione
  • Specializzazione in Psicodramma e conduzione di gruppi

Pubblicazioni

È autore dei volumi:

La supervisione d’équipe nelle comunità educative
Polistampa, 2013

Action Methods nella formazione
Pardes, 2007

Ha inoltre pubblicato numerosi articoli scientifici e divulgativi dedicati a supervisione, psicodramma, formazione e sviluppo organizzativo su riviste specialistiche.

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Ogni scena ha un protagonista, dei coprotagonisti, un gruppo e un direttore. Chi dirige il lavoro raramente occupa il centro della scena: il suo compito è creare le condizioni perché gli altri possano esprimersi, incontrarsi e trasformarsi. Questa pagina racconta il percorso di chi ha dato vita a Sociodramma.it.

Acquistai il dominio sociodramma tanti anni fa, pensando che prima o poi sarebbe arrivata l’occasione di riempirlo di pensieri e parole. E così è stato. Sono nato in una ridente cittadina del trevigiano, Conegliano. I miei genitori erano un frullato di creatività, ironia e intraprendenza. Per questo sono cresciuto con la convinzione che la miglior scelta della vita fosse non rimanere immobili in mezzo al mondo. Ho incontrato lo psicodramma durante un corso di formazione, nel 1986, dove Ottavio Rosati si presentò a una lezione con un vinile sul quale era incisa la voce di Jacob Levy Moreno. Non scoccò la scintilla, almeno non subito. L’uomo che aveva inventato lo psicodramma sembrava uno squilibrato. Delirava su Dio, il Padre e il mondo.

Solo molti anni dopo compresi che Moreno non stava proclamando l’onnipotenza dell’uomo. Al contrario, proponeva un’idea radicale: la creatività appartiene a tutti e ciascuno è chiamato a essere co-creatore della realtà insieme agli altri. Non un Dio lontano che decide per noi, ma una responsabilità condivisa nel dare forma al mondo e alle relazioni. L’idea che differenze profonde potessero produrre qualcosa di straordinario finì per affascinarmi. In quelle tante differenze c’erano anche quelli che erano rimasti indietro o intrappolati nelle dipendenze e nella patologia. Dipendenze e patologie: stati che impediscono una piena realizzazione di sé e che sembrano trattenere le persone in una sorta di limbo. Lavorai con loro per molti anni e, nel frattempo, compii il mio percorso di formazione come psicodrammatista. Avevo già una buona esperienza nella conduzione dei gruppi, che nelle comunità terapeutiche si svolgevano regolarmente, e una formazione in New Identity Process; un approccio che utilizzava la catarsi come mezzo di trasformazione per ritrovare se stessi e costruire una nuova identità.

Lo psicodramma mi offrì tuttavia un’altra prospettiva, un altro modo di guardare la persona, i gruppi e la realtà. Sono sempre stato refrattario a legarmi a qualcuno o a qualcosa, soprattutto se immateriale, ma in questo caso accadde qualcosa di diverso. Nonostante le rabbie, le frustrazioni e i dolori incontrati lungo il cammino, ho creduto davvero che potessero esistere altri modi di guardare gli altri e, di conseguenza, altri modi di guardare anche se stessi. Ho iniziato a lavorare con i gruppi in quel lontano 1986 e da allora non ho mai smesso. Nelle comunità terapeutiche, nei servizi educativi, ma anche nella formazione aziendale, nella supervisione e nelle scuole di psicodramma con cui collaboro. In realtà l’essere psicodrammatisti non è una cosa che si può smettere di fare quando non si lavora, perchè è una formazione che cambia davvero la prospettiva di osservazione della realtà.

La passione per le immagini e la fotografia mi hanno accompagnato in questo percorso, rimanendo un punto fermo, nel fissare sguardi, momenti dello psicodramma e della vita in generale. Questa ricchezza inestimabile la porto ancora con me, nella profonda convinzione di non fare nulla di speciale, ma semplicemente di continuare a credere, nello spirito moreniano, e forse anche un po’ utopicamente, che esistano ancora delle possibilità. Considero la rinuncia all’idea che le persone possano cambiare, il più grande fallimento dell’umanità.

Un amorevole grazie a tutte le persone che ho incontrato e che hanno contribuito alla mia esistenza personale e professionale.

Tony

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