
Questa pagina raccoglie alcuni dei principali termini utilizzati nei metodi attivi di matrice moreniana. Ogni voce offre una breve definizione e, quando disponibile, un approfondimento dedicato. È un modo semplice e creativo per avvicinarsi al pensiero di Jacob Levi Moreno e al suo contributo nel lavoro con i gruppi. Se ritieni che manchi una voce, desideri proporre una modifica o segnalare un’imprecisione, contattaci. Il contributo di ogni lettore può arricchire l’apprendimento di tutti.
Contatto
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A
Abreazione

Processo attraverso il quale emozioni, ricordi e tensioni affettive, fino a quel momento trattenuti o non pienamente espressi, vengono rivissuti e manifestati in modo intenso all’interno di un contesto protetto. Nello psicodramma l’abreazione può emergere spontaneamente durante l’azione scenica, quando il protagonista entra in contatto con esperienze emotivamente significative. Per Moreno, tuttavia, la semplice scarica emotiva non è sufficiente a produrre un cambiamento stabile: l’abreazione acquista valore terapeutico quando è accompagnata da spontaneità, consapevolezza, incontro e riorganizzazione dell’esperienza, consentendo alla persona di attribuire nuovi significati ai propri vissuti e di sperimentare modalità relazionali più adeguate e creative.
A
Acting Out

Termine preso in prestito dalla psicoanalisi, dove l’acting out indica l’espressione impulsiva di vissuti emotivi attraverso l’azione, senza una piena elaborazione consapevole. Nello psicodramma può manifestarsi quando il protagonista, anziché rimanere nel processo di esplorazione scenica, mette in atto modalità difensive che interrompono o ostacolano il lavoro: difficoltà a rimanere nel qui ed ora psicodrammatico, uscite dal ruolo, razionalizzazioni, battute, evitamenti o tentativi di controllare la scena. L’acting out non viene considerato un semplice ostacolo, ma un’importante informazione sul funzionamento della persona e sulle modalità con cui affronta il conflitto. Per questo motivo costituisce parte integrante della scena e offre al direttore preziosi elementi di osservazione e di intervento.
Atomo Sociale

L’atomo sociale rappresenta la rete delle relazioni significative di una persona in un determinato momento della vita. Comprende le persone emotivamente importanti e la qualità dei legami che le uniscono all’individuo, mettendo in evidenza vicinanze, distanze, reciprocità, conflitti e assenze. Secondo Moreno ogni persona vive contemporaneamente all’interno di molteplici atomi sociali – famiglia, lavoro, amicizie, gruppi di appartenenza che si trasformano nel corso dell’esistenza e contribuiscono allo sviluppo dell’identità e dei ruoli. La rappresentazione dell’atomo sociale permette di comprendere come la struttura delle relazioni influenzi il benessere della persona, le sue possibilità di cambiamento e le risorse disponibili nei momenti di difficoltà. Nello psicodramma e nella sociometria costituisce uno strumento fondamentale per rendere visibile il mondo relazionale e orientare il lavoro terapeutico o formativo.
Ausiliario (Io)

L’Io Ausiliario è un membro del gruppo scelto dal protagonista per interpretare persone significative, emozioni, parti di sé, oggetti o elementi simbolici della scena. Non recita un ruolo in modo autonomo, ma si mette al servizio dell’esperienza del protagonista, seguendo le indicazioni del direttore e restituendo con fedeltà ciò che viene rappresentato. La sua funzione è facilitare l’esplorazione del mondo interno, sostenere la costruzione della scena e consentire al protagonista, attraverso l’inversione di ruolo, di osservare se stesso e le proprie relazioni da prospettive differenti. L’Io Ausiliario può inoltre essere chiamato a svolgere specifiche tecniche psicodrammatiche, come il doppio o, in circostanze particolari, lo specchio, contribuendo allo sviluppo della consapevolezza e del processo di cambiamento. In alcune situazioni particolari, generalmente nella psicoterapia, possono essere utilizzati Io ausiliario professionista.
B
Balconata

La balconata è la posizione di osservazione dalla quale il protagonista prende distanza dalla scena per guardarla con maggiore consapevolezza. Favorisce la riflessione, l’integrazione dell’esperienza e l’emergere di nuovi punti di vista, senza interrompere il processo esperienziale. Attraverso questo cambiamento di prospettiva, la persona può osservare i propri comportamenti, le relazioni, le emozioni e le dinamiche rappresentate con un coinvolgimento emotivo più contenuto. Nello psicodramma la balconata costituisce sempre un punto di osservazione collocato nel qui e ora reale, indipendentemente dal fatto che la scena rappresenti eventi del passato o del futuro, chi osserva lo fa sempre dal presente. Per questo rappresenta uno strumento fondamentale per favorire consapevolezza, rielaborazione e cambiamento.
C
Catarsi

Per Moreno la catarsi non consiste soltanto nella scarica emotiva, ma nel processo di trasformazione che nasce dall’integrazione dell’esperienza vissuta nell’azione psicodrammatica. L’emozione, anziché esaurirsi nell’espressione, viene riconosciuta, compresa e collegata alla propria storia personale e relazionale, acquisendo un nuovo significato. La catarsi rappresenta quindi un momento di cambiamento in cui il protagonista amplia la consapevolezza di sé, modifica il proprio modo di percepire una situazione e apre nuove possibilità di azione e di relazione. Nello psicodramma la catarsi è il risultato dell’incontro tra spontaneità, creatività, azione scenica e condivisione del gruppo, diventando un’esperienza che coinvolge non solo il protagonista, ma spesso anche gli altri partecipanti.
Concretizzazione Simbolica

La concretizzazione simbolica consiste nel rendere visibili, attraverso persone, oggetti, movimenti o elementi scenici, emozioni, conflitti, ricordi, relazioni o aspetti del mondo interno. Ciò che è astratto prende forma nello spazio psicodrammatico, diventando osservabile, esplorabile e trasformabile. La rappresentazione simbolica permette al protagonista di entrare in relazione con vissuti che sarebbero difficili da descrivere esclusivamente con le parole, favorendo una comprensione più profonda della propria esperienza. Attraverso l’azione scenica il simbolo acquista una realtà concreta, può essere modificato, spostato, integrato o riorganizzato, sostenendo nuovi significati e nuove possibilità di cambiamento.
Conserva Culturale

La conserva culturale è il prodotto della creatività che, una volta stabilizzato, viene conservato e trasmesso nel tempo sotto forma di conoscenze, tradizioni, linguaggi, ruoli, tecniche, istituzioni, opere o modelli di comportamento. Per Moreno rappresenta una risorsa indispensabile perché consente all’umanità di accumulare esperienze e costruire la propria storia. Tuttavia può trasformarsi in un limite quando la ripetizione prende il posto della spontaneità e ciò che un tempo era stato creativo diventa una regola rigida, impedendo la nascita di risposte nuove. Lo psicodramma mira a ristabilire un equilibrio dinamico tra conserva culturale, spontaneità e creatività, affinché il patrimonio esistente possa essere continuamente rinnovato senza perdere il valore dell’esperienza già acquisita.
Creatività

Per Jacob L. Moreno la creatività è la forza generativa fondamentale dell’universo e dell’essere umano, il principio da cui hanno origine la vita, il cambiamento, la conoscenza e ogni possibilità di trasformazione. Non coincide con il talento artistico né con la semplice fantasia, ma con la capacità di generare nuove forme di pensiero, di relazione e di azione. La creatività non si manifesta in assenza di limiti: trova espressione all’interno di una struttura che ne orienta e rende possibile lo sviluppo. Nello psicodramma essa si realizza attraverso il setting e l’azione scenica, dove la persona può esplorare possibilità inesplorate, sperimentare nuovi ruoli e attribuire significati diversi alla propria esperienza. Insieme alla spontaneità costituisce il fattore S-C, il principio dinamico che alimenta il cambiamento personale, relazionale e sociale.
D
Direttore

Dall’inglese director, cioè regista. È il conduttore del gruppo e il responsabile del processo psicodrammatico. Il suo compito non è dirigere i contenuti del protagonista, ma creare le condizioni affinché il gruppo possa diventare uno spazio di esplorazione, incontro e cambiamento. Sostiene il protagonista, osserva le dinamiche gruppali e sceglie di volta in volta gli strumenti e le tecniche più adeguati a favorire spontaneità, consapevolezza ed espressione autentica. Moreno lo definisce il primo fra i pari, sottolineando come il direttore partecipi al processo senza porsi in una posizione di superiorità, ma mettendo la propria competenza al servizio del gruppo e della crescita dei suoi membri.
Doppio

Il doppio è una tecnica nella quale un Io Ausiliario, o il direttore, dà voce a emozioni, pensieri o vissuti che il protagonista fatica a esprimere. Ponendosi generalmente alle sue spalle e parlando in prima persona, il doppio verbalizza aspetti del suo mondo interno che il protagonista può riconoscere, correggere, rifiutare o integrare. Lo scopo non è interpretare la persona, ma favorire una maggiore consapevolezza di ciò che sta vivendo nel qui e ora della scena. Il doppio accompagna il protagonista nell’esplorazione della propria esperienza e ne sostiene l’espressione emotiva. Insieme allo specchio costituisce uno dei principi fondamentali dello psicodramma moreniano.
E
Emozioni

Nello psicodramma le emozioni non vengono semplicemente raccontate, ma vissute, rappresentate e trasformate attraverso l’azione scenica. Diventano così una fonte di conoscenza e di cambiamento personale, assumendo una forma concreta e condivisibile che permette di osservarle da prospettive diverse. L’azione facilita il riconoscimento dei vissuti emotivi, il loro collegamento con la storia personale e la possibilità di sperimentare modalità nuove di esprimerli e integrarli. In questa prospettiva le emozioni non sono considerate qualcosa da controllare o eliminare, ma un’importante risorsa per comprendere se stessi, migliorare le relazioni e promuovere processi di crescita personale e gruppale.
F
Fattore S-C

Il fattore S-C (Spontaneità-Creatività) rappresenta il principio dinamico fondamentale della teoria di Jacob L. Moreno. La spontaneità è la capacità di fornire una risposta adeguata a una situazione nuova o una risposta nuova a una situazione già conosciuta; la creatività è la forza generativa che rende possibile la nascita di idee, ruoli e modalità relazionali originali. Questi due elementi sono inseparabili: la spontaneità mobilita la creatività e la creatività trova nella spontaneità la condizione per esprimersi. Nello psicodramma il fattore S-C favorisce il superamento delle conservazioni culturali e dei comportamenti stereotipati, consentendo alla persona di ampliare il proprio repertorio di ruoli, sperimentare nuove possibilità d’azione e promuovere processi di cambiamento, adattamento e crescita personale.
F
Fattori Terapeutici

I fattori terapeutici sono gli elementi che favoriscono il cambiamento durante il lavoro psicodrammatico. Pur non essendo stati descritti da Moreno come un modello unitario, molti di essi coincidono con quelli individuati da Irvin D. Yalom nello studio della psicoterapia di gruppo. Tra questi vi sono l’universalità, l’altruismo, la coesione del gruppo, l’apprendimento interpersonale, la catarsi, la speranza, la socializzazione e il comportamento imitativo. Nello psicodramma tali fattori si sviluppano attraverso l’azione, la condivisione e l’incontro tra i partecipanti, contribuendo a creare un contesto relazionale che sostiene consapevolezza, cambiamento e sviluppo personale.
Futuro

Lo psicodramma permette di esplorare non solo il passato e il presente, ma anche il futuro. Attraverso la rappresentazione di situazioni possibili, la persona può prepararsi ad affrontare eventi imminenti, sperimentare decisioni alternative, immaginare nuovi ruoli e costruire prospettive diverse rispetto alla propria vita. Il futuro non viene considerato come qualcosa di già determinato, ma come uno spazio aperto alle possibilità creative. La scena psicodrammatica consente di anticipare esperienze, verificarne gli effetti emotivi e relazionali e sviluppare risorse utili per affrontare la realtà. In questo modo il futuro diventa un luogo di sperimentazione, apprendimento e cambiamento, coerente con la filosofia moreniana della spontaneità e della creatività.
G
Gruppo

Per Moreno il gruppo non è soltanto il contesto nel quale si svolge la terapia, ma una vera e propria condizione sociale e agente promotore del cambiamento. Attraverso le relazioni che si sviluppano tra i partecipanti, il gruppo diventa uno spazio privilegiato di apprendimento, sostegno, sperimentazione e trasformazione. È il luogo in cui ogni persona può riconoscere se stessa attraverso gli altri, esplorare nuovi ruoli e modificare modalità relazionali abituali. Questa concezione, nella sua idea originaria, distingue la psicoterapia “in” gruppo, nella quale il gruppo rappresenta il contesto dell’intervento, dalla psicoterapia “di” gruppo, nella quale è il gruppo stesso a costituire il principale fattore terapeutico. Per Moreno il gruppo rappresenta inoltre il modello fondamentale della vita sociale e il nucleo attraverso il quale si sviluppano i processi di cambiamento dell’intera società. Per queste ragioni molti dei principi sono altrettanto validi lavorando con i gruppi di lavoro, nella supervisione e nella formazione.
Gruppo Reale, Artificiale, Misto

Questi termini distinguono gruppi caratterizzati da differenti condizioni relazionali. Nel gruppo reale, i partecipanti condividono, oltre al setting formativo o terapeutico, altri contesti di vita, come la famiglia, la scuola, il lavoro o una comunità, portando nel gruppo relazioni già esistenti. Nel gruppo artificiale, invece, le persone si incontrano esclusivamente all’interno del setting e non condividono altri spazi relazionali significativi; ciò consente di osservare dinamiche che nascono direttamente dall’esperienza gruppale. Il gruppo misto rappresenta una situazione intermedia: alcuni partecipanti si conoscono anche al di fuori del gruppo, mentre altri entrano in relazione soltanto durante gli incontri, generando una rete relazionale più complessa.
H
Holding

Pur essendo un concetto elaborato da Winnicott, l’holding trova un importante parallelo nello psicodramma attraverso la funzione di contenimento esercitata dal direttore, dal gruppo e dal setting. La qualità delle relazioni, la chiarezza delle regole e la presenza di uno spazio protetto consentono al protagonista di affrontare esperienze emotivamente intense senza esserne sopraffatto. Il gruppo diventa così una base sicura dalla quale esplorare vissuti difficili e verso la quale poter ritornare, favorendo integrazione, fiducia e crescita personale.
I
Incontro

L’incontro è uno dei concetti fondamentali del pensiero moreniano. Indica una relazione autentica nella quale due persone si riconoscono reciprocamente come soggetti, aprendosi a una comunicazione viva, spontanea e trasformativa. Non è un semplice contatto, ma un’esperienza di reciproco riconoscimento nella quale ciascuno è disposto a vedere e lasciarsi vedere dall’altro. Moreno ne offre una rappresentazione poetica nel celebre testo Invito a un incontro, nel quale descrive l’incontro come uno scambio profondo capace di trasformare entrambi i partecipanti attraverso il reciproco mettersi nei panni dell’altro.
Integrazione

Processo attraverso il quale la persona riorganizza in modo più armonico emozioni, pensieri, ricordi, ruoli ed esperienze vissute, attribuendo loro nuovi significati all’interno della propria storia personale. Nello psicodramma l’integrazione non coincide con la semplice presa di coscienza o con l’espressione emotiva, ma rappresenta l’esito del percorso esperienziale in cui quanto emerso durante l’azione scenica viene assimilato e reso parte del proprio repertorio di ruoli e delle modalità relazionali. Attraverso la spontaneità la persona sviluppa una maggiore continuità del Sé, amplia il proprio repertorio di risposte e acquisisce una più elevata flessibilità nell’affrontare situazioni future.
Interazione

Ogni cambiamento nasce dall’interazione con gli altri. Nello psicodramma le relazioni non sono soltanto oggetto di riflessione o di racconto, ma vengono vissute concretamente attraverso l’azione scenica. Ogni risposta dell’altro modifica il comportamento individuale, rendendo evidente il carattere dinamico delle relazioni. Attraverso l’interazione il gruppo diventa uno spazio nel quale sperimentare nuovi modi di comunicare, di affrontare i conflitti e di costruire relazioni più funzionali e consapevoli.
Inversione di ruolo

L’inversione di ruolo è una delle tecniche fondamentali dello psicodramma. Il protagonista assume temporaneamente il ruolo dell’altra persona coinvolta nella scena, mentre un io ausiliario interpreta il suo ruolo. Questo cambio di prospettiva favorisce l’empatia, amplia la comprensione reciproca e rende possibile cogliere aspetti della relazione normalmente invisibili. La tecnica permette soprattutto di “guardarsi con gli occhi dell’altro”, riconoscendo come i propri comportamenti influenzino la relazione e aprendo la possibilità di costruire modalità di interazione nuove e più efficaci.
Io attore e Io osservatore

L’Io attore rappresenta la dimensione attiva della persona, quella che partecipa direttamente all’esperienza, agisce, sperimenta ed entra in relazione. L’Io osservatore è invece la funzione riflessiva che permette di prendere distanza dall’azione, comprenderla, attribuirle significato e integrarla nella propria esperienza. Nello psicodramma entrambe le funzioni sono indispensabili e complementari: l’azione senza osservazione rischia di diventare impulsiva, mentre l’osservazione senza azione può trasformarsi in sterile razionalizzazione. Uno degli obiettivi del lavoro psicodrammatico è favorire un equilibrio dinamico tra queste due dimensioni.
Living Newspaper (Giornale Vivente)

Il Living Newspaper nasce a Vienna nei primi anni Venti come esperienza teatrale ideata da Moreno per trasformare fatti di cronaca e temi sociali in rappresentazioni partecipate. Attraverso l’azione scenica il pubblico non rimane semplice spettatore, ma è invitato a intervenire direttamente, assumendo ruoli e sperimentando nuovi punti di vista. Il passaggio dal Teatro della Spontaneità allo psicodramma terapeutico maturò anche grazie all’osservazione degli effetti della drammatizzazione sui partecipanti. Emblematico è il caso di Barbara, una giovane attrice che interpretava abitualmente personaggi dolci e romantici, mentre nella vita privata manifestava una forte aggressività. Moreno la incoraggiò a rappresentare sulla scena anche questi aspetti della sua personalità, partendo da un fatto di cronaca dove una prostituta era stata uccisa, intuendo come l’espressione drammatica potesse favorire integrazione, consapevolezza e cambiamento.
L
Locus nascendi

Per Moreno il locus nascendi è il luogo, fisico, relazionale e simbolico, nel quale un ruolo, un’emozione, una relazione o un comportamento prendono origine. Comprendere il locus nascendi significa ricostruire il contesto nel quale un’esperienza è nata e ha acquisito significato, cogliendo i fattori che ne hanno favorito lo sviluppo. Attraverso la rappresentazione scenica è possibile ritornare simbolicamente a quel luogo originario, rileggerne il significato e sperimentare nuove modalità di risposta, trasformando schemi relazionali ormai consolidati.
M
Matrice

La matrice, nel significato moreniano, rappresenta il contesto originario entro il quale si sviluppano i ruoli psicologici, sociali e fisiologici della persona. Per Moreno ogni individuo cresce all’interno di matrici successive che favoriscono la costruzione dell’identità e delle modalità relazionali. Tra queste si distinguono la matrice materna, la matrice d’identità, la matrice familiare, quella sociale e quella valoriale. Ogni nuova esperienza si innesta sulle matrici precedenti, contribuendo all’evoluzione della personalità. Comprendere la matrice di appartenenza permette di cogliere l’origine di ruoli, comportamenti e modalità relazionali, facilitandone l’eventuale trasformazione attraverso l’azione psicodrammatica.
Moreno Jacob Levy

Jacob Levy Moreno (1889-1974) è stato un medico psichiatra, filosofo e innovatore sociale, considerato il fondatore dello psicodramma, del sociodramma, della sociometria e della sociatria. Al centro del suo pensiero pone la spontaneità, la creatività e l’incontro come forze capaci di promuovere lo sviluppo dell’individuo, dei gruppi e della società. Convinto che l’essere umano cresca attraverso la relazione e l’azione, elaborò un approccio esperienziale che ha profondamente influenzato la psicoterapia, la formazione, l’educazione e le organizzazioni. È inoltre riconosciuto come uno dei pionieri della psicoterapia di gruppo e tra i fondatori dell’IAGP (International Association for Group Psychotherapy and Group Processes).
Metodi attivi

I metodi attivi comprendono un insieme di approcci che utilizzano l’azione, l’esperienza diretta e la partecipazione come strumenti privilegiati di apprendimento, sviluppo e cambiamento. L’obiettivo non è soltanto comprendere un’esperienza sul piano cognitivo, ma viverla concretamente attraverso il coinvolgimento della persona. Lo psicodramma rappresenta una delle principali espressioni dei metodi attivi insieme al sociodramma, alla sociometria e al role playing. Queste metodologie trovano applicazione in ambito terapeutico, educativo, formativo e organizzativo, favorendo consapevolezza, sperimentazione di nuovi ruoli e acquisizione di competenze relazionali.
N
Nodo Conflittuale

Il nodo conflittuale rappresenta il nucleo centrale di un disagio, di una difficoltà relazionale o di un conflitto interno che limita la spontaneità e l’adattamento creativo della persona. Nello psicodramma costituisce il principale obiettivo dell’esplorazione del mondo interno del protagonista, poiché è il punto dal quale possono emergere nuove possibilità di comprensione e cambiamento. Attraverso la rappresentazione scenica il conflitto diventa visibile, può essere concretizzato simbolicamente, osservato da prospettive differenti e progressivamente trasformato grazie all’esperienza emotiva e relazionale. L’obiettivo non è eliminare il conflitto, ma comprenderne il significato, integrarlo nella propria storia e sviluppare modalità più spontanee, flessibili e funzionali di affrontarlo.
O
Occhi negli occhi

“Un incontro di due:
Occhi negli occhi, volto nel volto.
E quando tu mi sarai vicino,
io prenderò i tuoi occhi
e li metterò al posto dei miei,
e tu prenderai i miei occhi
e li metterai al posto dei tuoi.
Allora io ti guarderò con i tuoi occhi, e tu mi guarderai con i miei.”
P
Protagonista

Il protagonista è la persona che porta sulla scena un’esperienza significativa da esplorare attraverso lo psicodramma. Con l’aiuto del direttore, degli Io ausiliari e del gruppo, mette in azione situazioni, relazioni, emozioni e conflitti, favorendone una comprensione più profonda. Pur lavorando sulla propria storia personale, il protagonista dà spesso voce a vissuti che appartengono anche agli altri partecipanti. Per questo il suo percorso assume un valore collettivo, stimolando identificazione, riflessione e crescita nell’intero gruppo. La scelta del protagonista non dipende dalla gravità del problema, ma dal livello di riscaldamento personale e gruppale e dalla disponibilità a mettersi in gioco.
P
Psicodramma

Lo psicodramma è un metodo d’azione ideato da Jacob Levy Moreno che utilizza la rappresentazione scenica per esplorare vissuti, relazioni, ruoli e conflitti. Attraverso il coinvolgimento diretto del protagonista, degli Io ausiliari e del gruppo, rende visibili esperienze interiori che possono essere osservate, rielaborate e trasformate. Fondato sui principi di spontaneità, creatività e incontro, integra azione, emozione e riflessione in un unico processo esperienziale. Oltre all’ambito psicoterapeutico, trova applicazione nella formazione, nell’educazione, nelle organizzazioni, nella supervisione e nello sviluppo delle competenze relazionali, favorendo nuove modalità di percepire se stessi, gli altri e la realtà.
Psicodramma Bipersonale

Lo psicodramma bipersonale è una forma di psicodramma nella quale il lavoro si svolge esclusivamente tra terapeuta e paziente, senza la presenza del gruppo. Le funzioni normalmente svolte dagli Io ausiliari vengono assunte dal terapeuta oppure affidate a oggetti, sedie o altri elementi simbolici. Pur mantenendo i principi fondamentali dello psicodramma, come l’azione, l’inversione di ruolo e la concretizzazione, questa modalità consente di adattare il metodo a contesti clinici individuali, preservandone l’efficacia esperienziale. È particolarmente indicata quando il lavoro di gruppo non è possibile o non rappresenta la scelta più adeguata.
Psicodramma Pubblico

Lo psicodramma pubblico consiste in sessioni aperte alla partecipazione di persone esterne, utilizzate per finalità formative, divulgative o dimostrative. Accanto ai protagonisti possono essere presenti osservatori interessati a conoscere il metodo o a partecipare all’esperienza gruppale. La conduzione richiede particolare attenzione agli aspetti etici, alla tutela della riservatezza e al consenso informato, affinché il lavoro mantenga le caratteristiche di sicurezza, rispetto e autenticità proprie dello psicodramma. Pur avendo spesso finalità divulgative, conserva le caratteristiche essenziali del metodo e il valore trasformativo dell’azione.
Psicoterapia di Gruppo

La psicoterapia di gruppo è un intervento clinico che utilizza il gruppo come contesto privilegiato di cura e di cambiamento. Pur condividendo con lo psicodramma il valore terapeutico delle relazioni gruppali, non coincide necessariamente con esso, poiché può fondarsi su differenti modelli teorici e tecniche di intervento. Moreno è considerato uno dei principali pionieri della psicoterapia di gruppo, avendo attribuito al gruppo un ruolo attivo nel processo terapeutico e nello sviluppo della persona, anticipando molte delle successive elaborazioni teoriche. Oggi rappresenta uno degli strumenti più efficaci per promuovere consapevolezza, sostegno reciproco e cambiamento relazionale.
Q
Qui ed Ora

Il principio del qui ed ora afferma che l’esperienza viene vissuta e trasformata nel momento presente. Anche eventi appartenenti al passato, ricordi, fantasie o situazioni future vengono rappresentati come se stessero accadendo ora, favorendo un coinvolgimento emotivo diretto. Si parla di qui ed ora psicodrammatico perché il tempo della scena coincide sempre con il presente dell’azione. Questo distingue lo psicodramma dal semplice racconto o dalla riflessione verbale: il protagonista non descrive ciò che è accaduto, ma lo rivive e lo trasforma attraverso l’esperienza scenica e la relazione con il gruppo.
R
Riscaldamento

Il riscaldamento è il processo attraverso il quale la persona e il gruppo si preparano all’azione psicodrammatica. Favorisce il coinvolgimento, l’emergere della spontaneità, delle emozioni e della disponibilità a esplorare nuovi ruoli. Può avvenire attraverso esercizi corporei, attività sociometriche, giochi, stimoli immaginativi o semplici momenti di condivisione. Per Moreno il livello di riscaldamento condiziona la qualità dell’azione: quanto maggiore è il coinvolgimento, tanto più aumenta la possibilità di risposte spontanee, creative e trasformative.
Role Taking, Role Playing, Role Creating

Secondo Moreno lo sviluppo dei ruoli attraversa tre fasi fondamentali. Il Role Taking consiste nell’assumere ruoli già esistenti, apprendendone regole e modelli. Il Role Playing rappresenta la fase della sperimentazione attiva, nella quale il ruolo viene interpretato e adattato alle diverse situazioni. Il Role Creating costituisce il livello più evoluto, in cui la persona sviluppa modalità originali e personali di vivere il ruolo, integrando spontaneità e creatività. Questo processo accompagna l’intero sviluppo dell’individuo e rende possibile il continuo rinnovamento delle competenze relazionali.
Role Playing

Il Role Playing è una metodologia di derivazione psicodrammatica che consente ai partecipanti di assumere e interpretare ruoli diversi dai propri per sperimentare comportamenti, comprendere situazioni e sviluppare competenze relazionali. Trova largo impiego nella formazione, nell’educazione e nelle organizzazioni, dove permette di simulare situazioni realistiche in un contesto protetto. L’efficacia dello strumento non risiede soltanto nella rappresentazione, ma soprattutto nella successiva rielaborazione dell’esperienza, che consente di collegare quanto vissuto alla realtà quotidiana, favorendo apprendimento, consapevolezza e cambiamento.
Role Training

Il Role Training, o addestramento al ruolo, è una metodologia orientata allo sviluppo di specifiche competenze personali e professionali attraverso la sperimentazione attiva. A differenza del Role Playing, è maggiormente centrato sul perfezionamento di ruoli realmente esercitati dal partecipante, soprattutto in situazioni difficili, conflittuali o ad alta responsabilità. L’obiettivo è migliorare efficacia, flessibilità e sicurezza nell’esercizio del ruolo, attraverso ripetizione, feedback e progressiva acquisizione di modalità relazionali più adeguate. Trova applicazione nella formazione, nella supervisione e nel coaching.
Ruolo

Per Moreno il ruolo è l’unità fondamentale della vita psicologica e sociale. Nessun ruolo esiste isolatamente: ciascuno acquista significato soltanto nella relazione con un controruolo, in un processo continuo di reciproca influenza. La personalità si sviluppa attraverso l’assunzione, l’esercizio e la trasformazione dei ruoli, tanto che Moreno afferma che l’Io emerge dai ruoli e non il contrario. Il ruolo è definito come «la forma operativa che l’individuo assume nel momento specifico in cui reagisce a una situazione nella quale sono implicate altre persone od oggetti». La qualità e la flessibilità del repertorio di ruoli rappresentano uno degli indicatori più significativi del benessere e della capacità di adattamento creativo della persona.
S
Scena

La scena non è soltanto il luogo fisico della rappresentazione, ma uno spazio simbolico nel quale il protagonista rende visibili esperienze, relazioni, ricordi, emozioni e parti del proprio mondo interno attraverso l’azione. È il luogo in cui la realtà soggettiva prende forma concreta e può essere osservata, esplorata, trasformata e rielaborata insieme al gruppo. Nello psicodramma la scena rende rappresentabile ciò che normalmente rimane invisibile, consentendo di dare corpo a persone assenti, conflitti interiori, fantasie, desideri e parti del Sé. Diventa così uno spazio protetto di sperimentazione, nel quale è possibile costruire nuove esperienze e nuove modalità di relazione.
Sharing (Condivisione)

Fase conclusiva del gruppo di psicodramma o sociodramma in cui i membri del gruppo condividono, in prima persona, le emozioni, i ricordi e le risonanze personali suscitate dalla scena, senza interpretare, giudicare o dare consigli al protagonista. Lo sharing favorisce l’universalizzazione dei vissuti, rafforza il senso di appartenenza al gruppo e consente l’integrazione dell’esperienza terapeutica attraverso il riconoscimento reciproco e l’incontro autentico tra i partecipanti.
Sociatria

La sociatria (dal latino socius, compagno, e dal greco iatréia, cura) è la disciplina con la quale Moreno propone una “cura della società”. Parte dall’idea che il benessere dell’individuo sia inseparabile dalla qualità delle relazioni e dei sistemi sociali nei quali vive. Attraverso strumenti come la sociometria, lo psicodramma e il sociodramma, promuove processi di cambiamento, partecipazione, coesione e sviluppo delle comunità. La sociatria amplia l’orizzonte della psicoterapia, estendendo l’intervento dall’individuo ai gruppi, alle organizzazioni e alla società nel suo insieme, nella prospettiva di una salute relazionale collettiva.
Sociodramma

Il sociodramma è un metodo d’azione ideato da Moreno, centrato sui ruoli collettivi e sulle dinamiche sociali. Diversamente dallo psicodramma, il protagonista non è il singolo individuo, ma il gruppo o il tema sociale rappresentato. Attraverso la drammatizzazione consente di esplorare conflitti, valori, stereotipi, identità collettive e problemi condivisi, favorendo il dialogo tra prospettive differenti. Trova applicazione nei contesti educativi, organizzativi, comunitari e interculturali, promuovendo partecipazione, responsabilità sociale e ricerca condivisa di nuove modalità di convivenza e cambiamento.
Sociogramma

Il sociogramma è la rappresentazione grafica delle relazioni sociometriche presenti all’interno di un gruppo o di uno o più atomi sociali. Attraverso simboli, linee e direzioni rende immediatamente visibili scelte, rifiuti, reciprocità, sottogruppi, persone isolate e figure centrali. Costituisce uno strumento di analisi che permette di comprendere la struttura relazionale del gruppo e di individuare risorse, criticità e possibili interventi finalizzati a migliorarne il funzionamento e la coesione.
Sociometria

La sociometria è la disciplina fondata da Jacob Levy Moreno per analizzare, comprendere e misurare le relazioni all’interno dei gruppi. Attraverso l’azione, interviste, test sociometrici, e strumenti grafici, come il sociogramma, rende visibile la struttura delle scelte, dei rifiuti, delle alleanze e delle reciproche influenze tra i membri di un gruppo. Più che una tecnica di osservazione, rappresenta uno strumento di conoscenza e di intervento che permette di comprendere il funzionamento dei sistemi relazionali e di progettare strategie capaci di favorire integrazione, coesione, sviluppo e cambiamento.
Soliloquio

Il soliloquio è una tecnica nella quale il direttore invita il protagonista, generalmente in un momento significativo della scena, a esprimere ad alta voce pensieri, emozioni e vissuti che sta sperimentando. L’azione viene temporaneamente sospesa affinché possa emergere il dialogo interno normalmente non espresso. Questa tecnica favorisce la consapevolezza del qui e ora psicodrammatico, rende accessibili contenuti impliciti e permette al gruppo di comprendere più profondamente l’esperienza del protagonista. Il soliloquio rappresenta l’incontro tra l’Io attore e l’Io osservatore, facilitando l’integrazione dell’esperienza.
Specchio

Lo specchio è una tecnica fondamentale dello psicodramma nella quale il protagonista riceve una restituzione fedele di quanto ha espresso nella scena. Il direttore, o in particolari circostanze un Io ausiliario adeguatamente preparato, riproduce comportamenti, posture, parole ed espressioni senza interpretarli né giudicarli, permettendo al protagonista di osservarsi dall’esterno. Questa presa di distanza favorisce consapevolezza, riflessione e riorganizzazione dell’esperienza. A differenza del doppio, che dà voce a contenuti impliciti, lo specchio restituisce ciò che è stato realmente agito. Le due tecniche sono complementari: il doppio favorisce vicinanza e immedesimazione, lo specchio promuove distanziamento e consapevolezza.
Spontaneità

La spontaneità è la capacità di rispondere in modo adeguato a una situazione nuova o di offrire una risposta nuova a una situazione già conosciuta. Per Moreno non coincide con l’impulsività o l’improvvisazione, ma rappresenta uno stato di disponibilità creativa che rende possibile l’azione autentica. È una qualità che può essere favorita attraverso l’esperienza psicodrammatica, consentendo alla persona di superare schemi rigidi, ampliare il repertorio di ruoli e affrontare con maggiore flessibilità le situazioni della vita.
Status Nascendi

Lo status nascendi indica, nel pensiero di Moreno, il momento generativo nel quale una realtà, un ruolo, una relazione o un’idea stanno prendendo forma. È una condizione dinamica nella quale spontaneità e creatività si incontrano, rendendo possibile la comparsa di risposte nuove e l’evoluzione delle relazioni. Lo psicodramma cerca di ricreare questo stato nascente attraverso l’azione scenica, affinché il cambiamento possa essere vissuto concretamente e non soltanto pensato o raccontato. In questo spazio di possibilità la persona può sperimentare nuove modalità di essere e di entrare in relazione con gli altri.
T
Teatro

Il legame di Moreno con il teatro è profondo e denso di significati. Nel suo modo di intendere la vita, egli ha attinto al linguaggio teatrale, ai suoi strumenti e al suo spirito, nella convinzione che il teatro potesse diventare uno strumento di conoscenza, cambiamento e cura. Scena, rappresentazione, palcoscenico, ruolo, attori e drammatizzazione assumono così un significato nuovo, rielaborando alcuni temi fondanti del teatro greco. Anche il concetto di catarsi e la funzione dello spettatore, già presenti nella riflessione di Aristotele, trovano nel teatro moreniano una nuova espressione, fino a trasformarsi nella figura del testimone e del gruppo come parte attiva del processo.
Da questa visione nasce a Vienna, nel 1921, il Teatro della Spontaneità, in contrapposizione al teatro tradizionale, fondato sul copione e sulla separazione tra attori e spettatori. Moreno immagina una scena in cui l’azione prende forma nel momento presente: gli attori improvvisano a partire da eventi reali, fatti di cronaca o temi proposti dal pubblico, fino a coinvolgere direttamente gli spettatori stessi, come nel celebre esperimento della poltrona del re. Con il Giornale Vivente la cronaca diventa teatro e il teatro diventa uno spazio di riflessione collettiva. L’obiettivo non è produrre uno spettacolo, ma liberare spontaneità e creatività, opponendosi alle conserve culturali, cioè alle forme espressive irrigidite dalla ripetizione. Da questa esperienza prenderanno forma lo psicodramma e il sociodramma, nei quali la scena non rappresenta una storia già scritta, ma la vita stessa e le sue possibilità di cambiamento.
T
Tele

Per Moreno il tele è la più piccola unità della relazione umana e rappresenta il legame reciproco che si stabilisce tra due persone. È il “filo invisibile” che connette gli esseri umani e costituisce il fondamento della vita sociale. Moreno distingue tre possibilità fondamentali: tele positivo, tele negativo e assenza di tele, corrispondenti rispettivamente ad attrazione, repulsione e indifferenza. Quando il tele è positivo si realizza una forma di empatia bidirezionale, nella quale ciascuno percepisce autenticamente l’altro e si rende possibile il vero incontro. Il tele è il fattore relazionale fondamentale della teoria moreniana e rappresenta la base affettiva delle scelte sociometriche.
Teoria dei Ruoli

Modello teorico elaborato da Moreno secondo cui il ruolo rappresenta l’unità fondamentale della personalità e il primo organizzatore dell’esperienza umana. La persona non nasce con un Io già costituito, ma lo sviluppa attraverso l’assunzione, la differenziazione e l’integrazione dei ruoli vissuti nelle relazioni. La crescita psicologica consiste nell’ampliamento del repertorio di ruoli e nella capacità di viverli con spontaneità, creatività e adeguatezza alle diverse situazioni.
Test Sociometrico

Il test sociometrico è lo strumento ideato da Moreno per esplorare la struttura relazionale di un gruppo attraverso domande fondate su criteri definiti in precedenza. Ai membri viene chiesto di esprimere preferenze, rifiuti o indifferenze rispetto a specifiche attività o situazioni, rendendo visibili le reti di attrazione, repulsione e reciprocità. I dati raccolti consentono di costruire sociogrammi e di individuare leader, isolati, sottogruppi e nodi relazionali significativi. Il test non valuta le caratteristiche individuali, ma la qualità dei legami esistenti, offrendo indicazioni preziose per interventi educativi, organizzativi, terapeutici e di sviluppo dei gruppi.
U
Uditorio

Nello psicodramma è lo spazio del teatro di psicodramma in cui i membri del gruppo che assistono all’azione scenica senza parteciparvi direttamente come protagonisti o Io ausiliari. Il loro ruolo non è passivo: attraverso l’attenzione, il coinvolgimento emotivo e le risonanze personali contribuiscono al clima relazionale e al processo terapeutico. Al termine della rappresentazione, nella fase della condivisione, l’uditorio restituisce esperienze, emozioni e identificazioni nate durante la scena, favorendo l’universalizzazione dei vissuti e la costruzione di significati condivisi.
Universalità

L’universalità è l’esperienza attraverso la quale una persona riconosce che emozioni, paure, conflitti e difficoltà apparentemente unici sono in realtà condivisi anche da altri. Questa scoperta riduce il senso di isolamento, attenua vergogna e solitudine e rafforza il sentimento di appartenenza al gruppo. Nello psicodramma emerge spontaneamente durante l’azione e soprattutto nella fase della condivisione, quando i partecipanti riconoscono aspetti comuni delle proprie esperienze. L’universalità favorisce coesione, solidarietà e apertura al cambiamento.
V
Verità Soggettiva

Nello psicodramma ciò che viene rappresentato non coincide con la ricostruzione oggettiva degli eventi, ma con il significato emotivo e relazionale che essi assumono per la persona. Questa verità soggettiva costituisce il punto di partenza del lavoro terapeutico, poiché permette di esplorare vissuti, bisogni, convinzioni e conflitti così come vengono realmente sperimentati dal protagonista. La scena psicodrammatica non ricerca l’esattezza storica dei fatti, ma l’autenticità dell’esperienza interiore, favorendo consapevolezza, rielaborazione e trasformazione personale.
Z
Zerka Toeman Moreno

Zerka Toeman Moreno (1917-2016), psicoterapeuta e moglie di Jacob Levy Moreno, è stata una figura centrale nello sviluppo e nella diffusione internazionale dello psicodramma. Collaborò strettamente con Moreno per molti anni, contribuendo all’elaborazione teorica, alla formazione dei conduttori e alla sistematizzazione del metodo. Dopo la morte del fondatore proseguì instancabilmente l’attività didattica in tutto il mondo, preservandone l’eredità e promuovendone l’evoluzione. Le sue opere e il suo insegnamento rappresentano ancora oggi un riferimento essenziale per la comunità psicodrammatica internazionale.
